Sassoferrato - Marche Region - Italy
+39 3337301732
iat.sassoferrato@happennines.it

Battaglia delle Nazioni

Sassoferrato, viaggio in una storia senza tempo.

Lucidate le spade, preparate gli scudi, la rievocazione storica della Battaglia delle Nazioni è alle porte.

L’antica Sentinum rinasce dalle sue cenerie ogni ultimo weekend di Luglio ridiventa il teatro della Battaglia sanguinaria in cui nel 295 a.C. i Romani affrontarono l’alleanza dei popoli in quell’epoca conosciuti.

Oltre 200 rievocatori, 2 campi storici, uno Romano e uno Gallo-Sannita, 2 spettacoli, concerti e uno street food concentrato sui prodotti tipici.

Tutto si svolge vicino al Parco Archeologico Sentinum che per l’occasione si trasforma in un grande villaggio dove vivere il quotidiano degli antichi popoli con aree dedicate alla forgia, alla cucina, al conio, alla tessitura e nel “Castrum Romanum”, con la vita militare e non solo del legionario.

Un’esperienza unica, emozionante per i piccoli ma anche per i grandi.

EDIZIONE 2019

EDIZIONE 2018

EDIZIONE 2017

EDIZIONE 2016

CENNI STORICI DELLA BATTAGLIA DELLE NAZIONI 295 a.C.

5 -Verso la “Battaglia del Sentino”

Nel 295 a.C. nell’agrum Sentinas (territorio sentinate) fu combattuta una memorabile battaglia. In quegli anni Roma era impegnata nella terza Guerra Sannitica, che sarebbe giusto ricordare come prima Guerra Italica, dato che non fu combattuta contro i soli Sanniti, ma coinvolse le popolazioni dell’Italia centro-meridionale che si trovarono per la prima volta unite con i Romani o contro il “pericolo romano”. I Sanniti erano già dal 302 a.C. in guerra coi Romani nel territorio della Lucania, mentre gli Umbri avevano visto fondare nel proprio territorio nel 299 a.C. la colonia latina di Narnia (Narni). Le città etrusche dal canto loro erano minacciate nei propri interessi commerciali. Umbri ed Etruschi avevano quindi buoni motivi per temere di dover rinunciare all’indipendenza, mentre i Galli Senoni vedevano addirittura in pericolo la propria esistenza. Stratega della federazione antiromana fu il capo sannita Gellio Egnazio. I Piceni invece, abitatori delle Marche centro-meridionali, nel 299 a.C. stipularono un’alleanza coi Romani, forse perché nutrivano avversione nei confronti dei Galli.

Il Senato affidò ai consoli Quinto Fabio Massimo Rulliano e Publio Decio Mure il comando di quattro legioni per affrontare l’esercito dei nemici e obbligarli alla battaglia. Dopo uno scontro nei pressi di Chiusi, gli eserciti si spostarono sul versante orientale dell’Appennino. Fabio riuscì ad infrangere la compattezza degli avversari, costringendo Etruschi ed Umbri a tornare verso Chiusi e le aree interne, nel frattempo attaccate dai Romani. Così, a fronteggiarsi sul campo di battaglia in un caldo giorno d’estate, rimasero da una parte i Romani con i loro alleati Latini, Campani e alcune tribù sabelliche, mentre dall’altra i Sanniti e i Galli Senoni.

 

6 - Gli eserciti in campo

La legione romana in quest’epoca era composta da una falange di circa 3.000 opliti cui si aggiungeva la cavalleria e la fanteria leggera. E’ probabile che per la battaglia del Sentino la formazione fosse schierata con un’organizzazione manipolare, composta da unità piccole e mobili che si disponevano a scacchiera sul terreno.

La prima linea era composta da dieci manipoli di hastati, ognuno con 120 fanti divisi in due serrate centurie. La seconda linea era quella dei principes identici per numero ai fanti della prima linea, ma disposti in file più aperte. L’ultima linea era costituita dai triarii, i soldati veterani, sempre divisi in dieci manipoli però di 60 fanti ognuno. Ogni manipolo era preceduto da un numero variabile di velites, fanti armati alla leggera che disturbavano il nemico con lanci di giavellotti e ghiande-missile. A fianco della legione si disponevano dieci turmae di cavalieri. Accanto ai cittadini romani, sulle ali esterne dello schieramento stavano gli alleati. Ogni console aveva il comando supremo di due legioni.

In questa battaglia è quindi probabile che i Romani schierarono quattro legioni di 4.200 fanti e 300 cavalieri ognuna, più un numero di fanti alleati ancora superiore insieme a 1.000 soldati campani a cavallo, per un totale di circa 40.000 uomini in campo.

Dall’altra parte c’era un numero superiore di Sanniti e Galli Senoni. I Sanniti adottavano una tattica manipolare simile a quella romana e schieravano anche la legio linteata, un corpo d’elite che indossava tuniche di lino bianco e portava scudi coperti d’argento. I Galli si disponevano invece senza formazione fissa e, oltre ad un armamento d’avanguardia, potevano disporre di cavalleria e carri da guerra con cui spostarsi sul terreno di battaglia.

 

7 - La battaglia

Narra la leggenda che, prima della battaglia, davanti alle truppe comparve una cerva inseguita da un lupo: la cerva si diresse verso i Galli che la trafissero, mentre il lupo corse verso le fila romane dove fu accolto come un messaggero del favore degli dei.

Alla sinistra dello schieramento Decio si trovò di fronte i Galli, mentre Fabio si scontrò coi Sanniti. La tattica cauta di Fabio portò allo sfondamento del fronte nemico, mentre l’irruenza di Decio mise in seria difficoltà le legioni, che furono salvate dal soccorso del collega e da un gesto rimasto famoso: Decio Mure, mettendo in atto un antico rituale, la devotio, votò sé stesso agli dei inferi pregando di trascinarsi dietro i nemici. Così, disarmato, si gettò nel mezzo della mischia e si fece uccidere. I Romani conseguirono una netta vittoria, infliggendo ai nemici 25.000 morti e 8.000 prigionieri. Decio rimase nella memoria del popolo romano per la sua suprema abnegazione e la Battaglia del Sentino cambiò le sorti della penisola, aprendo a Roma la conquista dell’Italia centro-settentrionale.

La battaglia si svolse probabilmente su un terreno semipianeggiante nei pressi del fiume Sentino, da cui poi avrebbe preso il nome la città romana. Secondo Paolo Sommella, l’accampamento romano si sarebbe trovato nella zona di Stavellina, mentre quello avversario tra Monterosso e Civitalba e la pianura nel mezzo, percorsa dal torrente Sanguerone, avrebbe visto lo svolgimento dello scontro.

Altre ipotesi sono state fatte per identificare il sito; recentemente Giulio Firpo, stravolgendo le tesi tradizionali, ha proposto il “piano del Sentino” nel comune di Rapolano, in Toscana, nel cuore dell’Etruria.