CabernardiScorrendo i documenti conservati nell’archivio parrocchiale, risulta che Cabernardi nasce nel 1626, anche se reperti più antichi farebbero risalire la presenza di insediamenti già a partire dal 1200. Alla storia documentata si accompagna quella tramandataci oralmente che ci racconta che furono 4 fratelli a fondare Cabernardi: Bernardo, Crociano, Massimo e Martino. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento Cabernardi diviene uno dei più importanti bacini minerari per l’estrazione dello zolfo, rendendo il territorio approdo di molti lavoratori. Dopo i massicci licenziamenti del 1952, nel maggio 1959 la miniera viene definitivamente chiusa. Attualmente sono circa 300 gli abitanti di Cabernardi e zone limitrofe. A Cabernardi è possibile visitare il Museo della Miniera di Zolfo (dal 1999 Museo Comunale), sede anche dell’Associazione Culturale “La Miniera” onlus. Dal 1999 ogni estate viene ravvivata dal Palio della Miniera di Zolfo, una manifestazione di carattere ricreativo-culturale organizzata dall’omonima associazione locale. |
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CantarinoCantarino è un piccolo paese situato ai piedi del monte Doglio, in prossimità della miniera di Vallotica e della raffineria di Percozzone. Le sue origini risalgono agli anni ’20 del Novecento, quando la Società Montecatini ebbe necessità di fornire alloggio ai minatori immigrati che avevano un lavoro ma non una casa; è dunque un paese che deve la propria esistenza al bacino minerario di Cabernardi. Il 19 Agosto 1998 viene inaugurata la Nuova Chiesetta del Minatore la cui Croce del Campanile è stata costruita con le punte di fioretto da minatore; all’interno della stessa è conservata la statuina di Santa Barbara proveniente dal XIII livello della miniera di zolfo di Cabernardi. La cornice della tela della Madonna del Buon Consiglio e la croce all'interno della Chiesa, sono state realizzate con il legno e le corde di acciaio provenienti dalla miniera di Vallotica. Dal 1990 Cantarino rivive la suggestiva atmosfera natalizia allestendo ogni anno un grande Presepe tradizionale con giochi di luci e percorsi d'acqua corrente, immersi in un silenzio incantevole. |
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![]() Monterosso |
MonterossoMonterosso, situato sul versante nord-ovest del Comune di Sassoferrato ad un’altezza di circa 450 s.l.m., costituisce uno dei nuclei urbani periferici più popolosi del Comune. La frazione si sviluppa su un ampio territorio che comprende diversi agglomerati urbani, i più grandi dei quali sono la Torre, dove è situata la piazza del paese, e il Capatoro. La sua storia è antica: era infatti uno dei cinque castelli fortificati del territorio comunale, unitamente a quelli di Sassoferrato, Castagna, Rotondo e Venatura. Sono due gli edifici di culto presenti nella frazione: la chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia, complesso monumentale di grandi dimensioni e di pregevole struttura architettonica situato nella parte alta del paese, in località Torre, e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ubicata in località Capatoro, costruita nel XVII Secolo. Realizzata in stile rinascimentale, la chiesa parrocchiale presenta al suo interno una grande cupola e due ampie cappelle laterali. Il complesso si caratterizza, inoltre, per un particolare aspetto storico-religioso: è stato il primo tempio in Italia ad essere dedicato alla Sacra Famiglia. L’attuale complesso parrocchiale sorse in luogo della vecchia chiesa di Santa Maria dell’Olmo, situata in fondo ad una valle lungo la località Capatoro. Dell’antica chiesa di Santa Maria dell’Olmo rimangono oggi ruderi ben visibili: il campanile e le mura perimetrali, entrambi in discreto stato di conservazione, e resti della canonica. Oltre a tali edifici religiosi, in zona ancora più elevata immersa nel verde sorge l’ex Oratorio di Sant’Onofrio (detto anche “La Romita” per la sua forma di eremo). |
![]() Rotondo |
RotondoRotondo, insieme a Doglio e Sementana, è stato un potente castello a difesa del territorio dei Longobardi, all’ombra dei quali Villa Radicosa e i paesi di San Mariano e delle Frasca vivevano tranquilli. Da visitare, in zona:
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![]() ![]() ![]() Coldellanoce |
ColdellanoceColdellanoce è situato a 5-6 km dal capoluogo, in direzione Sud-Ovest, all’imbocco della valle formata dai monti Gallo, Le Siere e il Puro, ai confini con l’Umbria, con una popolazione residente di 80 persone circa. E’ documentata l’esistenza del Castello di Collis Nucis già agli inizi del 1200: nasce da qui la storia del paese come Comune appodiato a Sassoferrato, ma che godeva comunque di una larga autonomia. Degna di interesse è la Chiesa dedicata a San Lorenzo Martire, ricostruita nella metà dell‘800. I pochi resti ancora visibili fanno risalire la costruzione dell’antica chiesa al XIII secolo. La Chiesa conserva il prezioso Trittico di Matteo da Gualdo con la Madonna e il Bambino ed i santi Lorenzo e Sebastiano, datato 1487; uno stupendo Crocifisso ligneo di fine ‘500 – inizi ‘600, appena restaurato, ed un affresco rappresentante la Madonna del Rosario con i santi Domenico e Caterina, opera della scuola del Ramazzani. In tempi moderni, a Coldellanoce prende vita il presepio vivente, composto da circa 70 figuranti che sono abitanti del paese. Vengono allestite circa 30 scene con l’utilizzo di materiali molto semplici per rappresentare i più umili mestieri di allora. Personaggi illustri di Coldellanoce:Pandolfo Collenuccio (1444 – 1504) che rese famoso il nome di Collis Nucis latinizzando il suo nome in Collenutius. Stupì i contemporanei per la molteplicità dei suoi interessi: giureconsulto, umanista, poeta, storico; apprezzato per la sua abilità di diplomatico, svolse importanti incarichi presso le corti italiane del tempo godette della stima e dell’amicizia di grandi personaggi come Lorenzo il Magnifico e Poliziano. Lasciò importanti opere: la famosa Canzone alla morte, apologi, drammi, le Istorie del Regno di Napoli, opera storica fondamentale tradotta in volgare, latino, francese, spagnolo. Lorenzo Parigini, vescovo di Urbania e Sant’Angelo in Vado. Svolse importanti incarichi in Sardegna per la riforma degli ordini religiosi con soddisfazione della Santa Sede e del Re di Sardegna. In segno di gratitudine e di grande considerazione Carlo Alberto gli conferì le insegne di Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Consacrato vescovo nel 1832, in un periodo contrassegnato da carestia ed epidemie, favorì la ripresa della produzione ceramica e l’istruzione scolastica femminile. Padre Angelo Censi, cappuccino. Inviato missionario in Brasile, insieme con il suo confratello Serafim da Gorizia fondò nella foresta brasiliana di Minas Gerais la città di Itambacuri, oggi fiorente centro di 30-40.000 abitanti. Ferruccio Vignanelli (1903 – 1988), compositore, clavicembalista e organista di fama internazionale. |