![]() Civica Raccolta d’Arte |
La Civica Raccolta d’ArteLa Civica Raccolta d’Arte comprende ventisei pregevoli dipinti databili dal Quattrocento alla fine del Settecento. Le opere provengono da chiese, conventi, confraternite e collezioni private della città e del territorio, da dove avrebbero potuto irrimediabilmente disperdersi. Ormai da diversi anni, anche a causa del terremoto che ha colpito la regione nel 1997, le opere erano presentate in modo provvisorio o conservate in depositi non fruibili dal pubblico. La Raccolta è ora allestita stabilmente in un percorso coerente, nella prestigiosa sede di Palazzo Oliva, edificio costruito nel XV secolo dal Cardinale Alessandro Oliva, illustre personaggio sassoferratese. La visita è un sintetico itinerario nell’arte dalla fine del Medioevo all’età barocca. Tra le opere che compongono la Raccolta figurano due tele di Giovan Battista Salvi (Sassoferrato 1609 - Roma 1685), il grande pittore universalmente conosciuto come 'Il Sassoferrato', protagonista del classicismo europeo: la diffusione delle sue opere dimostra il grande successo della formula espressiva elaborata dal Sassoferrato, uno straordinario linguaggio universale, classico, comprensibile ad ogni livello, diremmo oggi "globale". |
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![]() Il Museo Civico Archeologico |
Il Museo Civico ArcheologicoIl Museo Civico Archeologico di Sassoferrato è allestito all’interno del Palazzo dei Priori, un edificio costruito nel 1355 in seguito alla nascita del libero Comune. Progettato già nel 1926, il Museo fu ultimato solamente nel 1932 grazie al contributo del prof. Guido Vitaletti (1886-1936), il quale riunì per la prima volta in una struttura adeguata i reperti provenienti dall’antica città di Sentinum e quelli della sua collezione privata. Inizialmente la collezione sentinate fu sistemata in due sale che ospitarono altrettanti mosaici pavimentali scoperti in quegli anni, uno dei quali raffiguranti il ratto d’Europa, che ancora oggi possono essere ammirati nelle sale del Museo. Nel 1979, grazie ad un contributo finanziario della Regione Marche e della Comunità Montana dell’alta Vallesina, si è proceduto ad una prima ristrutturazione del Museo e alla sua organizzazione in quattro sale. Nel 1997, in seguito al terremoto, il Museo è stato chiuso. La riapertura, avvenuta nel marzo 2006, ha visto il Museo arricchito di nuovi reperti, tra cui il mosaico dei tritoni, e della sezione preistorica con una nuova veste museografica, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, in collaborazione con le Università di Urbino e Genova. Il nuovo allestimento è stato ideato dall’architetto Roberto Einaudi. Il Museo e i suoi mosaiciAl piano terra del Museo Civico Archeologico di Sassoferrato è situata la sala che illustra con un plastico ricostruttivo la "battaglia delle Nazioni" svoltasi nel 295 a. C., al termine della terza guerra sannitica. Le sale principali di questo settore del Museo sono connotate dalla presenza di pavimenti a mosaico che illustrano diversi aspetti della vita quotidiana e della società nell’antica città romana di Sentinum. Dall’ingresso si accede alla sala delle sculture dove sono esposte statue ed epigrafi di marmo e la riproduzione delle tre lastre bronzee su cui è scritto il testo di documenti ufficiali con cui le associazioni dei commercianti di Sentinum e Ostra conferivano a personaggi di spicco della città il titolo di patronus, cioè di protettore. Nella sala successiva è il mosaico pavimentale raffigurante il ratto di Europa, insieme a numerose epigrafi funerarie, tra cui le steli tipiche delle sepolture femminili con la rappresentazione della porta degli inferi. Nella sala dell’Aiòn il pavimento è una riproduzione a grandezza naturale del mosaico rinvenuto a Sentinum nell’Ottocento e ora conservato nella glittoteca di Monaco. Nell’ultima sala è esposto un frammento del grande mosaico pavimentale con tritoni, in precedenza conservato al Museo Archeologico nazionale di Ancona. I pezzi di decorazione architettonica, disposti attorno al mosaico, sono le testimonianza dell’ultima fase di vita della città antica. Due vetrine raccolgono il vasellame da cucina usato in epoca romana. La raccolta PerottianaAl piano terra di Palazzo dei Priori è ospitata la Sala Perottiana in cui è custodita una preziosa raccolta di reliquari bizantini e fiamminghi, tra cui l’Icona di San Demetrio. L’icona, opera d’arte bizantina di piccole dimensioni realizzata alla fine del XIV secolo, è un mosaico su supporto ligneo rivestito in lamina d’argento sbalzato e dorato. Il grande valore di questa icona musiva portatile è rappresentato dalla sua rarità, in particolare per la tecnica di realizzazione, completamente diversa da quella dei mosaici parietali o delle icone musive di grandi dimensioni. L’opera, per il suo altissimo valore storico-artistico, è stata esposta alla mostra dal titolo "Bisanzio: la fede e il potere (1261-1557)", allestita al Museum of Art di New York dal 15 marzo al 4 luglio 2004. |
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![]() Museo Comunale della Miniera di Zolfo di Cabernardi |
Museo Comunale della Miniera di Zolfo di CabernardiIl Museo della Miniera di Zolfo è situato nel cuore della Frazione di Cabernardi e rappresenta un suggestivo itinerario attraverso il quale il visitatore si trova ad essere idealmente calato in una realtà industriale di un’epoca ormai lontana, a cavallo di due secoli (dagli ultimi tredici anni dell’800 alla metà inoltrata del ‘900). Una realtà in cui operavano mediamente 1.600 minatori, per lo più impiegati in un duro e pericoloso lavoro nel sottosuolo, alle dipendenze della "Montecatini", la Società proprietaria della miniera dal 1917 al 1959. Ottanta anni di attività industriale sono "raccontati" attraverso le numerose testimonianze della vita di miniera che il Museo ospita: attrezzi da lavoro, materiali per l’estrazione del minerale, maschere anti-gas, caschi da minatore, martelli pneumatici, lampade, planimetrie ed il plastico della miniera con i due principali pozzi illustrano in maniera significativa, l’attività dei minatori ed anche la durezza di un lavoro d’altri tempi. In esposizione anche la materia prima della miniera, lo zolfo, insieme a tanti altri minerali del sottosuolo: pirite, aragonite, rame, fluorite, quarzo ecc. ), donati dai minatori di Cabernardi. Suggestiva anche la sala che ospita il materiale fotografico (oltre 200 pezzi) ed i ritagli di giornali d’epoca: una rivisitazione di oltre mezzo secolo di storia che testimonia non solo la vita di miniera, le attività ad essa connesse ed i drammatici momenti che ne precedettero la chiusura, ma anche momenti ricreativi e di festa dei minatori e delle loro famiglie. |
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![]() Museo delle Arti e Tradizioni Popolari |
Museo delle Arti e Tradizioni PopolariIl Museo delle Arti e Tradizioni Popolari è ospitato a Palazzo Montanari, antico edificio situato su uno sperone di roccia circondato dal verde, sulla collina che divide in due il centro urbano della città. Il nucleo dell’attuale edificio ha origine, secondo le poche notizie tramandate dagli storici locali, intorno all’anno mille come fortilizio. Successivamente, nel XIII secolo, fu ampliato ed adibito a monastero per le suore Benedettine con la denominazione di Santa Margherita in Paravento. Gli ampliamenti si susseguirono nei secoli fino a determinare l’attuale configurazione dell’intero complesso. L’idea del progetto e l’inizio della raccolta dei materiali (oggetti, strumenti da lavoro, arredi ecc.) risalgono al 1954 per opera di Padre Stefano Troiani. Il Museo è sorto come progetto di ricognizione, conservazione e promozione della testimonianze delle arti e tradizioni del territorio di Sassoferrato. Nel 1997, in seguito al terremoto, il Museo è stato chiuso ed è stato riaperto nel mese di maggio del 2006, completamente "ridisegnato" su progetto dell’architetto Francesco Palmini. L'Archivio del MuseoIl Museo raccoglie e conserva le testimonianze della cultura agricola e artigianale della gente e del territorio sassoferratese. Al piano terra si trovano quattro sezioni: Lavorazione della terra (aratura, semina); Lavorazione dei prodotti (mietitura, trebbiatura); Lavorazioni domestiche (filatura, tessitura); Mezzi di trasporto (birocci, carri). Ciascuna di queste sezioni cerca di "raccontare", tramite gli attrezzi e gli oggetti più rappresentativi, i modi di lavorare e di vivere in un preciso periodo storico, di una larga parte della popolazione del territorio sentinate. Al piano seminterrato sono ubicate le due restanti sezioni: Ambienti domestici (forno, cantina, dispensa, camera da letto, cucina); Lavorazioni artigiane (tornitore, falegname, arrotino, boscaiolo, ciabattino, bottaio, fabbro, maniscalco, muratore, cocciaro, cordaro, apicoltore). Queste sezioni ricostruiscono, attraverso gli arredi e gli oggetti dell’epoca, l’atmosfera che si respirava sia nella casa contadina che nelle botteghe degli artigiani. |
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![]() Parco archeologico di Sentinum |
Parco archeologico di SentinumIn epoca preromana il territorio sentinate corrispondeva a una zona di contatto tra popoli diversi: Umbri e Etruschi a ovest, Galli a Nord e est, Piceni ancora a est e verso sud, la cui presenza è documentata dai ritrovamenti archeologici nei siti limitrofi, come gli insediamenti gallici di Civitalba e Montefortino d'Arcevia e quelli piceni di Fabriano e Matelica. Sentinum: la scoperta e i vecchi scaviPrimo a interessarsi alle antichità locali e a riscoprire il sito fu Ciriaco d'Ancona (1391 - 1452), il quale trascrisse alcune epigrafi. Scoperte e recuperi di materiali a seguito di indagini occasionali si susseguirono fino alla fine dell'Ottocento. Tra questi ritrovamenti, il più eclatante è quello del mosaico con personificazione di Aiòn, il tempo "assoluto" concettualmente contrapposto a Chronos, il tempo della vita umana. Nel 1890 gli scavi fatti per la ferrovia Fabriano - Urbino (oggi linea Fabriano - Pergola) misero in luce una sorta di sezione del centro urbano. L'ingegnere Raniero Mengarelli, che all'epoca curò i lavori della ferrovia, fece realizzare i disegni di tutto quanto rinvenuto. A lui si devono la pianta archeologica della città, con il rilievo del circuito murario, i due cardini e i due decumani scavati all’epoca e le sezioni delle strutture rinvenute lungo il tracciato della ferrovia. Sono stati riportati in luce vari edifici: il bastione nordoccidentale delle mura, le Terme Urbane nell'area nord orientale dell'abitato e le Terme Extraurbane, poco fuori della porta sud della città antica, nell'odierna località di S. Lucia. Sentinum: i nuovi scaviGli scavi sono ripresi nel 2002, con un progetto di ricerca al quale collaborano il Comune di Sassoferrato, la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e le Università degli Studi di Urbino e Genova. Gli scavi fatti lungo la ferrovia, sui lati est e ovest, hanno riportato in luce la sezione di un ampio tratto della città antica, con edifici pubblici e privati, tutt'ora in ottimo stato di conservazione sotto la coltre del terreno agricolo. È così emersa la trama di gran parte dell'abitato di Sentinum, con strade ed edifici. Nel 2005, lo scavo si è esteso al settore orientale della città, in corrispondenza dell’incrocio tra il cardine massimo e il decumano massimo. Raccolta "Incisori Marchigiani"La Raccolta "Incisori Marchigiani" è stata istituita grazie alla generosità dei coniugi Mirella e Franco Pagliarini, che hanno trasferito al Comune di Sassoferrato la propria collezione di opere grafiche in segno di affetto verso il luogo di origine. La raccolta è allestita presso Palazzo Oliva, edificio costruito nel XV secolo dal Cardinale Alessandro Oliva, illustre personaggio sassoferratese. Essa comprende oltre quattrocento grafiche (tra cui diciassette disegni), realizzate da duecentodieci artisti marchigiani. Prestigiosi i nomi degli autori delle opere in mostra, a partire dagli artisti dei secoli XVI, XVII, XVIII e XIX, quali Federico Barocci, Luca Ciamberlano, Domenico Peruzzini, Simone Cantarini, Giuseppe Diamantini, Carlo Maratta, Paolo Fidanza. Nomi illustri anche quelli a cavallo fra l’800 e il ‘900 fino ai giorni nostri: Adolfo de Carolis, Anselmo Bucci, Luigi Bartolini, Bruno da Osimo, Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, Edgardo Mannucci, Pericle Fazzini, Orfeo Tamburi, Carlo Canestrari, Walter Piacesi, Tullio Pericoli, Wladimiro Tulli, Francesco Garofoli, Arnaldo Pomodoro, Walter Valentini, Valeriano Trubbiani, Giuliano Vangi, Bruno d’Arcevia, Roberto Stelluti, solo per citarne alcuni. Una significativa collezione che attraversa cinque secoli di storia calcografica marchigiana, interamente riprodotta in un pregevole catalogo, curato dal prof. Mauro Corradini, edito dall’Istituto Internazionale di Studi Piceni di Sassoferrato. |
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Informazioni turistiche
BigliettiVisita ad un solo Museo + Museo della Miniera di Zolfo di Cabernardi
Visita a due Musei + Museo della Miniera di Zolfo di Cabernardi
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